GRUPPO CIVICO “AMO COLORNO” SUGLI EFFETTI DEMOGRAFICI DELL’IMMIGRAZIONE “RISCHIO DI ESTINZIONE PER LA COMUNITA’ ITALIANA”

Comunicato-stampa del Gruppo civico “Amo Colorno”

Ogni comune che vuole crescere e migliorare, ha necessità di trattenere i proprio giovani, evitando così che si crei un notevole decremento demografico. Si parla spesso di fughe “di cervelli” e di Italiani che scappano all’estero. Si parla spesso di Italiani che non fanno figli e della necessità di trovare delle soluzioni per permettere ai giovani di metter su famiglia. L’argomento è complesso e degno di considerazione, ma non bisogna sminuire nemmeno il decremento demografico dovuto alla migrazione di cittadini che vivono in un piccolo comune. Si discute sovente di innalzamento dell’età media dei cittadini Italiani. Bene, lo stesso vale anche per i piccoli comuni. Un comune che offre sempre meno servizi e con sempre minore qualità, senza offrire eventi attrattivi per i giovani; un comune scadente nella mobilità e che si volge al degrado e all’incivilità non può che inevitabilmente ritrovarsi con un numero di cittadini dall’età media molto alta. Le politiche dei vari governi che si sono succeduti, basate soltanto sui numeri e non sulle reali esigenze della popolazione, hanno causato tagli a quasi tutti i servizi essenziali per la popolazione che è stata quasi costretta ad abbandonare le proprie case nei piccoli paesi. Sono stati chiusi e/o ridimensionati ospedali, scuole, tribunali, uffici governativi, creando una vera e propria discriminazione tra cittadini che vivono nelle città o in grossi centri, e cittadini che vivono nei paesi di provincia. Tutte queste mancanze fanno si che la popolazione dei piccoli comuni và riducendosi sempre di più. Basti pensare, che da dati ISTAT ufficiali dal 1971 al 2016 i piccoli comuni hanno avuto un decremento demografico del -13% in media. Anche l’Anci conferma questi dati durante la conferenza tenutasi lo scorso anno sul lago di Viverone. Conferenza dal titolo “Small city and Smart Land” durante la quale, con dati istat alla mano si è arrivati ad una sola possibile conclusione: “i piccoli centri soffrono anche per lo spopolamento, dal momento che sempre più le famiglie e i giovani si trasferiscono nei centri maggiori, con più servizi e possibilità di lavoro. La piramide per età della popolazione dei due gruppi di Comuni (grandi e piccoli) rileva evidenti differenze”. Ad oggi sempre citando dati Istat ufficiali possiamo affermare che le persone di 65 anni e oltre sono il 24% nei piccoli Comuni e il 22% negli altri centri. I giovani, invece, ovvero fino a 24 anni, rappresentano il 22% nei paesi più piccoli e quasi il 24% nei Comuni più grandi. Sola la classe di età compresa tra i 45 e 54 anni ha quasi lo stesso peso nei due gruppi di Comuni. Persino il Presidente della Repubblica diede voce a questo importante argomento: ““Assicurare una buona qualità della vita nei centri di minori dimensioni vuol dire combattere le diseconomie tipiche delle aree urbane affollate e proporsi un modello di vita sostenibile. Occorre evitare lo spopolamento e il depauperamento dei territori, fenomeni forieri di disgregazione e dissesto: è questa una condizione di coesione sociale, oltre che di tutela dell’integrità dei nostri territori. L’abbandono delle periferie provoca rovina anche dell’ambiente circostante, mentre la riqualificazione e il rilancio portano invece una crescita di valore e di opportunità in un territorio più ampio”. In sintesi si rischia una disparità sempre maggiore tra nuove e vecchie generazioni, riducendo di conseguenza la possibilità di vedere nuove nascite nei piccoli comuni. Si rischia una sempre maggior fuga dei giovani dai piccoli comuni, attratti dalle città o da centri urbani con una miglior qualità e quantità di servizi. E’ importante anche tener presente che territori a maggior rischio di calamità naturale, come ad esempio terremoti e alluvioni, vengono di conseguenza spesso non scelti per la propria residenza. Per evitare che vi siano delle ripercussioni future sulla popolazione di un piccolo comune, c’è chi pensa alla necessità di importare popolazione dall’estero. Noi pensiamo che sia necessaria una maggior attenzione ai piccoli comuni da dallo stato. Occorre cercare di migliorare il più possibile le condizioni di vita ed essere in grado di rilanciare attività economiche e turismo al fine di favorire sviluppo e lavoro. Questo si può fare solo rendendo più attrattivo un comune, migliorando le infrastrutture e “sfruttando” i punti forza del luogo. Per quel che concerne il nostro comune, Colorno, dopo aver attentamente esaminato gli ultimi censimenti Istat abbiamo potuto riscontrare ad esempio un ricco decremento delle nascite di bambini da famiglie Italiane, contro un buon incremento di nascite di bambini appartenenti a famiglie straniere ed in particolare di etnia Tunisina, Senegalese e Marocchina. Segno che la comunità Italia inizia a decrescere. Tutti questi segnali sono un campanello di allarme per le generazioni future e per tutelare il mantenimento delle nostre tradizioni e della nostra cultura.

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