PRIAMO BOCCHI “UN BAMBINO HA BISOGNO DI UN PADRE E DI UNA MADRE”

Comunicato-stampa di Priamo Bocchi

Non avrei voluto contro replicare all’intervento del vicesindaco Bosi in risposta alla mia presa di posizione sul riconoscimento della genitorialità omosessuale ed espressa in una mia precedente lettera al giornale. Ritenevo di avere illustrato sufficientemente le mie ragioni e, non volendo incorrere in un eccesso di accanimento fanatico nel volerle affermare, mi sono limitato ad ascoltare le altre voci (assai più autorevoli) che stavano animando il dibattito sul tema: dal Vescovo Solmi, a don Rossolini a Carlo Giovanardi fino alle prese di posizione di alcuni consiglieri comunali. Quando però il sindaco di Parma mi ha pubblicamente sfidato, accusandomi su Facebook (l’Agorà dei nostri tempi) di non avere ancora risposto al suo vice per incapacità e deficienza nell’argomentare visto che mi affiderei, secondo lui, solamente al “mio moralismo spicciolo”, ho cambiato proposito. Così, io che per non tediare troppo i lettori e per senso cavalleresco avevo lasciato a Bosi l’ultima parola (come lui ho giocato a calcio e so che le botte si danno via e si prendono senza tante balle), ora mi vedo costretto, in adesione alla stesso spirito di cavalleria, a raccogliere il guanto di sfida. Premetto innanzitutto che trovo risibile il fatto che chi sostiene che, stante la libertà di amare chi e quanto si voglia, la famiglia sia una sola; che chi vuole solamente affermare, insieme ad una ovvia realtà, il diritto primario di un bambino a crescere con un padre e una madre, debba anche argomentare finemente. Comunque, nel merito delle parole del vicesindaco. Secondo Bosi io porrei un tema etico (“una visione del mondo come dovrebbe essere secondo lui”) in un contesto che ha invece natura puramente anagrafica. Allora: non è affatto, o almeno non solo, il mondo che vorrebbe Priamo Bocchi, quello in cui ogni bambino nasce da un atto d’amore tra un uomo e una donna, da suo padre (uomo) e da sua madre (donna). Mi spiace per Bosi ma qualcuno un po’ più in alto di me ha voluto che così fosse e così è in effetti da sempre (checché ne pensino e checché riconoscano Bosi e Pizzarotti). Il fatto che, per varie circostanze della vita, un bambino non possa crescere e sviluppare relazioni affettive col suo papà e la sua mamma, non può giustificare il riconoscimento d’ufficio del ruolo di genitori a due (o perché no, magari anche tre o quattro) persone dello stesso sesso. Di fatto l’atto del sindaco (affatto dovuto ma preso con leggerezza fuori dalle proprie competenze) costituisce un provvedimento di adozione (assegna a un terzo il ruolo di genitore adottivo) che solo un giudice potrebbe (dopo lunga e meticolosa istruttoria) prendere e che l’anagrafe dovrebbe solo recepire e ratificare (oltretutto in Italia, anche dopo la legge Cirinnà non è prevista l’adozione omogenitoriale). Con la fallace giustificazione che famiglia è qualsiasi luogo in cui c’è amore, oltre che aprire la strada, legittimandola, alla disumana pratica dell’utero in affitto, si addossa a dei bambini ignari il peso di pericolose conseguenze nella loro crescita (suggerisco la bellissima testimonianza di Millie Fontana, riconosciuta figlia di due donne, e da loro cresciuta, reperibile su Youtube). Un bambino, lo afferma una vastissima bibliografia della psicologia dell’età evolutiva, ha bisogno infatti di un padre e di una madre, di genitori di sesso maschile e femminile, per imparare e costruire una sua propria identità e diversità sessuale oltre che per sviluppare il proprio sé, la sua propria personalità psico fisica. Quello su cui si può discutere (e su cui la psicologia infantile infatti discute) è semmai il grado e la gravità delle conseguenze (ci sono sempre) che tale mancanza comporta. Che poi, oggi più di ieri, ci siano coppie eterosessuali pessimi genitori o altresì buoni genitori omogenitoriali, nessuno lo nega; ma tutto ciò non può costituire pretesto o occasione per avventurarsi in decisioni pericolose, che stravolgono l’ordine naturale delle cose, che Bosi minimizza come meramente anagrafiche, che per me sono innanzitutto ideologiche, e che comunque a un minore faranno più danni che non garantire diritti (devo credere che davvero si nega il diritto ad un bambino di avere un padre e una madre solo per agevolare l’alternanza nell’assistenza ospedaliera del minore in caso di suo ricovero? Siamo seri).  Sulle questioni prettamente giuridiche, di legittimità e sulla pronuncia della Magistratura ligure (dopo il rifiuto di un riconoscimento da parte del sindaco di Genova) non mi avventuro oltre. Certo però è che l’atto creativo del sindaco (ribadisco, sbagliato, pericoloso e non dovuto anche laddove fosse legittimo) contravviene l’art. 7 della “Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia” e le recenti direttive Ministeriali in materia; ma d’altronde, si sa, siamo in tempo di disobbedienza (e di campagna elettorale).

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