BRUNO AGNETTI (PARMA PROTAGONISTA) “LA VERA ANIMA DEL QUARTIERE SAN LEONARDO”

Comunicato-stampa di Bruno Agnetti consigliere comunale di Parma Protagonista

San Leonardo vive la sua quotidianità intorno alle realtà di riferimento che animano le relazioni in questa parte della città. In particolare scuola e sanità intervengono attivamente ( in collaborazione con le associazioni, il volontariato, le parrocchie, i comitati e i singoli cittadini) impegnandosi operativamente per il “rinascimento” e il potenziamento del valore “comunità” tra gli abitanti di questo maxi quartiere che comprende San Leonardo, San Martino, i rioni Colombo e San Bernardo e tutte quelle aree che vanno dalla linea della ferrovia fino alle ultime case subito dopo l’autostrada. Queste due istituzioni ( scuola e medicina di base ) si possono sostenere reciprocamente alla ricerca delle sinergie più opportune per ridurre le disuguaglianze e sono deputate alla divulgazione della cultura della prevenzione e delle relazioni. Docenti e medici di famiglia hanno le competenze per orientare le loro specifiche attività verso un investimento di medio periodo che possa dare sostegno ai singoli individui ( dai giovanissimi alla sempre più numerosa schiera delle persone della 3° e 4° età) aiutandoli a diventare cittadini responsabili e assistiti emancipati di un servizio sanitario che si spera continui a rimanere nazionale. E’ stato più volte dimostrato dai ricercatori che la formazione dei giovani e dei giovanissimi nel campo della prevenzione potrebbe favorire una terza e quarta età vissuta serenamente e libera da patologie croniche non trasmissibili. Quale sia la strada certa da percorrere per creare cittadini consapevoli e assistiti autonomi non è ancora dato sapere ma sia la scuola che la medicina di base conoscono bene i determinanti la formazione, la salute ed il benessere ( famiglia e l’ambiente circostante). Le strategie di sinergia e di “rammendo” tra medicina di base e scuola di quartiere spesso originano da legami semplici, spontanei che si formano a volte ai margini delle organizzazioni o delle manifestazioni più strutturate e note. Anche queste sobrie reti che si palesano in modo contenuto si possono dimostrare comunque efficaci nel suscitare cambiamenti sociali nei singoli e nelle collettività. Un tema prioritario e sinergico scuola/salute di grande interesse per una larga parte della popolazione riguarda la prevenzione. La cultura della protezione mentale e sanitaria dovrebbe iniziare il più presto possibile per allenare i giovani ed i giovanissimi a misurarsi all’interno di modelli culturali ed educativi diversificati ed estremamente complessi da interpretare se non si dovesse essere adeguatamente preparati.
Quando si cammina in montagna si possono trovare strapiombi o precipizi ma non per questo si interrompe il procedere, si oscura il piacere o ci si abbandona alla disperazione. Gli amanti della montagna sanno che questa passione può convivere con elementi naturali che non si possono modificare o che sono molto difficili da cambiare. La cultura della prevenzione permette di vivere con la necessaria prudenza i fenomeni collegati a stili di vita scorretti, sostenuti da culture disadattive che spesso hanno una enorme abilità nell’influenzare e condizionare negativamente coscienze e comportamenti. La questione relativa alle sostanze e ai comportamenti che creano “dipendenze” difficili da combattere e sconfiggere, permette di comprendere come la strada della cultura e della prevenzione, apprese precocissimamente, possano risultare strategiche. Se il fenomeno “droga” appare sempre più collegato alle dinamiche di mercato e di tendenza, scuola/sanità in collaborazione sinergica potrebbero sfruttare adeguatamente tecniche di prevenzione già consolidate dalle ricerche scientifiche. La scuola può essere, senza dubbio, in grado di operare una educazione integrale che si tradurrà, al momento opportuno, in reali competenze e valori da mettere a frutto nelle diverse situazioni della vita anche quando si dovessero incontrare precipizi e burroni ( es.: la naturale tendenza degli adolescenti verso la trasgressione e alla contestazione potrebbero orientarsi in modo creativo anche se a volte sembrano più eclatanti gli atteggiamenti distruttivi). La conoscenza dei rischi da sola però non costituisce un fattore di protezione se questa non è accompagnata da abilità di resistenza alle influenze sociali disadattive ( es.: comunicazione virtuale e la connessione continua).
In relazione a quanto applicato in altri campi la medicina di base e i docenti scolastici potrebbero sempre di più integrare le energie nella convinzione che la prevenzione possa diventare il principale obiettivo del welfare di comunità nonostante che molte azioni socio-sanitarie siano ancora principalmente orientate verso la diagnosi, la terapia e la riabilitazione ( che restano comunque processi fondamentali). La medicina di base e la scuola hanno inoltre la caratteristica distintiva di essere istituzioni a servizio della popolazione e nello stesso tempo di rappresentare i primi sportelli di accesso alle organizzazioni sociali pubbliche occupando così una posizione determinante nella gestione della prevenzione sociale e sanitaria. L’opportunità quindi è quella non solo di “fare prevenzione” ( incontri, dibattiti, assemblee, altro) ma di trovarsi proprio all’interno del problema, “testimoniare” la prevenzione accompagnando le persone ( giovanissimi, adolescenti, adulti) affinché non siano rapiti e sedotti dai pifferai magici cedendo alla fine a comportamenti accidiosi, abulici, regressivi, passivi, autodistruttivi. Essere nella prevenzione responsabilizza i rappresentanti delle così dette agenzie educative ( es.: scuola e sanità di base) a costruire necessariamente relazioni fiduciarie autorevoli ed accoglienti.

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