LUCA FARINOTTI “PARMA TROPPO CONCENTRATA SU SE STESSA NON RIESCE A CONFRONTARSI CON IL MONDO ESTERNO”

Di Luca Farinotti

Parma ha una percezione di sé così follemente autoreferenziale che è incapace di confrontarsi lealmente con l’esterno. Cosa tutto ciò implicherà ancora non è chiaro al cento per cento ma una cosa è certa: punteremo forte sul food, uno dei nostri cavalli di battaglia. Sono convinto che stiamo perdendo l’ennesima occasione, anzi che stiamo cogliendo un’occasione per negare ancora una volta la nostra cultura e soprattutto per compiere un vero e proprio suicidio culturale. Il titolo Unesco non è stato onorato in primis da noi operatori. L’ultimo locale a doppia stella parmense è stato Cantarelli, circa 40 anni fa, e da allora abbiamo assistito alla fine di tutti i depositari del food storici della nostra città, mai rimpiazzati veramente. Abbiamo vissuto di gloria e qualità percepite, di autocelebrazione, senza renderci conto che nel frattempo i veri reali poli gastronomici riconosciuti a livello internazionale stavano sorgendo è tuttora sorgono altrove rispetto alla nostra città. Il riconoscimento Unesco ? Non solo non è stato onorato ma lo cavalchiamo spesso e volentieri con spocchiosa arroganza. In realtà, quel che è accaduto in questi tre anni è che abbiamo perso un altro stellato. Una massa informe di ristorazione che apre e chiude, si cannibalizza e ricicla, scopiazzando idee. Una ristorazione senza identità precisa, senza quell’armonizzazione culturale tipica invece delle comunità che hanno intenti comuni. Nella maggior parte dei ristoranti ho trovato la stessa acqua, stesso caffè, l’acciuga del mar Cantabrico è onnipresente, così come il trancio di branzino allevato, l’Angus irlandese, la tartare di fassona, il pesce decongelato. Le monoporzioni in plastica di olio di oliva e aceto. La parmigianità posticcia costruita nei locali del centro città con le loro tovagliette quadrettate, le finte stampe di Verdi alle pareti, le barrique. La qualità si è appiattita. Viviamo un momento drammatico di omologazione verso il basso. Ritengo che sia un potenziale suicidio culturale come lo è stato il titolo gastronomico che non ha arginato l’emorragia di cultura in atto da più di un decennio ma, anzi, ha rappresentato uno scudo per chi, approfittando del prestigio di un riconoscimento, ha potuto cavalcarne l’onda seminando però sotto traccia appiattimento, omologazione e impoverimento culturale.

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